Artigianato solidale Madagascar

Nella produzione artigianale del Progetto Madagascar spiccano alcuni materiali particolari, fra cui vanno annoverate la “carta Antaimoro”, la rafia, la paglia e la latta riciclata. La prima, comunemente detta carta di riso, sebbene con questo cereale non abbia nulla a che vedere, prende il nome da un gruppo etnico che vive sulla costa est del Madagascar.
Questo tipo di artigianato non è tipico del paese, provenendo da naviganti arabi approdati casualmente sulla costa est dell’isola; la popolazione Antaimoro, fortemente influenzata dalla tradizione araba, apprese da questa l’arte di fabbricare la carta e la diffuse in varie zone del Madagascar. La lavorazione della carta si articola in diverse fasi, e parte della corteccia di un albero locale, comunemente chiamato “avoha” (una sorta di papiro): questa viene fatta bollire in grosse pentole, dopo di che viene pestata, sciolta in acqua all’interno di grosse cornici in legno o metallo, variamente adornata (con petali, foglie e ramoscelli) e posta ad asciugare al sole. La lavorazione artigianale della rafia e della paglia viene eseguita soprattutto dalle donne, che intrecciano a mano i fili precedentemente colorati con tinture naturali: vengono in questo modo creati svariati oggetti (borse, cappelli, cestini, pochette, vassoi, scatoline…). La lavorazione della latta, indica come, in Madagascar, tutto sia recuperabile e riciclabile! Latte, lattine, barattoli vengono infatti recuperati e lavorati, per essere trasformati in modellini di automobili, camion, motociclette, aeroplani… Le lattine vengono raccolte o acquistate a peso, poi aperte e ripulite all’interno: i fogli che si ricavano da queste sono tagliati, modellati e saldati, fino ad ottenere la forma desiderata.

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